Rapisca, ti prego, o Signore,l'ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo,
perché io muoia per amore dell'amor tuo,
come tu ti sei degnato morire per amore dell'amor mio.
"L'ispirazione principale per questo video è il desiderio di rendere il più alto onore a Dio e invitare altri a lodare il Creatore. Questo è quello che ha fatto San Francesco d'Assisi, lodando il Creatore nelle Sue creature. Così i suoi figli spirituali vogliono seguire l'esempio del Serafico Padre."
Traduzione della canzone dal polacco: Salmo 131 Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze.
Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l'anima mia.
«E' una peccatrice!» (Lc 7,39). Questo è il grido scagliato dal fariseo, ma è anche il grido di ogni uomo lontano da Dio. Quello che per il fariseo è odore di morte, per Gesù è profumo di vita. Quale distanza separa il fariseo da Gesù, pur essendogli accanto! La "peccatrice" è una donna che, sì, ha peccato, ma ha anche tanto amato. Ella rende onore alla vita buona offrendo il suo pentimento come incenso profumato e lacrime come balsamo. Tutto il resto è amore, servizio per il prossimo. Ella si china sui piedi di Gesù, li bagna, li asciuga, li bacia, compiendo i medesimi gesti di Gesù nella lavanda dei piedi. «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per...» (Gv 15,13). Questa esperienza è intrinsecamente spirituale perchè abitata dallo Spirito Santo da parte di coloro che hanno gli occhi puntati su Gesù, riconosciuto come l'unica speranza, come il vero e unico salvatore. C'è allora gioia nel regno di Dio per ogni figlio che torna sulla strada della vita.
Allora rendiamo grazie al Maestro, dono incommensurabile dentro la vita di ciascuno di noi.
Sant'Antonio è un uomo di Dio, senza "se" e senza "ma". Egli è tutto orientato al Signore perchè ha sempre combattuto la "buona battaglia" della fede. Egli ci ricorda l'importanza del combattimento spirituale, cioè, quella lotta che ha come fine l'adesione al Signore Gesù. Non si può essere suoi discepoli senza il rinnegamento del male che ci abita dentro. Questa battaglia si vince solo confidando nel Signore e nella sua grazia, ma non solo... La misericordia ricrea in ogni momento la nostra vita. Affidiamoci sempre all'amore di Dio che possiamo sperimentare anche nel sacramento della Riconciliazione, di cui sant'Antonio è stato un grandissimo interprete e promotore. Non dobbiamo avere paura di Dio che, ancora oggi, è in mezzo a noi con il suo infinito amore ri-creatore, ossia, misericordioso! Chiediamo a sant'Antonio il miracolo della guarigione interiore.
«Nei suoi Sermoni, Antonio di Padova parla della preghiera come di
un rapporto di amore, che spinge l’uomo a colloquiare dolcemente con il
Signore, creando una gioia ineffabile, che soavemente avvolge l’anima in
orazione. Antonio ci ricorda che la preghiera ha bisogno di un’atmosfera di silenzio
che non coincide con il distacco dal rumore esterno, ma è esperienza interiore,
che mira a rimuovere le distrazioni provocate dalle preoccupazioni dell’anima,
creando il silenzio nell’anima stessa. Secondo l’insegnamento di questo insigne
Dottore francescano, la preghiera è articolata in quattro atteggiamenti,
indispensabili, che, nel latino di Antonio, sono definiti così:obsecratio, oratio,postulatio,gratiarum actio. Potremmo
tradurli nel modo seguente: aprire fiduciosamente il proprio cuore a Dio;
questo è il primo passo del pregare, non semplicemente cogliere una parola, ma
aprire il cuore alla presenza di Dio; poi colloquiare affettuosamente con Lui,
vedendolo presente con me; e poi – cosa molto naturale - presentargli i nostri
bisogni; infine lodarlo e ringraziarlo. In questo insegnamento di sant’Antonio
sulla preghiera cogliamo uno dei tratti specifici della teologia francescana,
di cui egli è stato l’iniziatore, cioè il ruolo assegnato all’amore divino, che
entra nella sfera degli affetti, della volontà, del cuore, e che è anche la
sorgente da cui sgorga una conoscenza spirituale, che sorpassa ogni conoscenza.
Infatti, amando, conosciamo.
Scrive ancora Antonio: “La carità è l’anima della fede, la rende
viva; senza l’amore, la fede muore” (Sermones Dominicales et FestiviII).
Soltanto un’anima che prega può compiere progressi nella vita
spirituale: è questo l’oggetto privilegiato della predicazione di sant’Antonio.
Egli conosce bene i difetti della natura umana, la nostra tendenza a cadere nel
peccato, per cui esorta continuamente a combattere l’inclinazione all’avidità,
all’orgoglio, all’impurità, e a praticare invece le virtù della povertà e della
generosità, dell’umiltà e dell’obbedienza, della castità e della purezza. Agli
inizi del XIII secolo, nel contesto della rinascita delle città e del fiorire
del commercio, cresceva il numero di persone insensibili alle necessità dei
poveri. Per tale motivo, Antonio più volte invita i fedeli a pensare alla vera
ricchezza, quella del cuore, che rendendo buoni e misericordiosi, fa accumulare
tesori per il Cielo. “O ricchi - così egli esorta - fatevi amici… i poveri,
accoglieteli nelle vostre case: saranno poi essi, i poveri, ad accogliervi
negli eterni tabernacoli, dove c’è la bellezza della pace, la fiducia della
sicurezza, e l’opulenta quiete dell’eterna sazietà”».
dall’Udienza Generale, 10 febbraio 2010, di Benedetto XVI